N.03 Novità Fiscali 28/02/2023

Roma, Lì 28 febbraio 2023

Oggetto: Newsletter Studio e-IUS Tax & Legal – ENBIC “Le ultime novità fiscali”

Spett.le Società/Associazione,

con la presente siamo lieti di sottoporre alla Vostra attenzione le ultime novità in materia fiscale.

ATTIVITÀ LEGISLATIVA

  1. Decreto-legge 16 febbraio 2023, n. 11

In G.U. Serie Generale n. 40 del 16.02.2023, è stato pubblicato il D.L. del febbraio 2023, n. 11 recante misure urgenti in materia di cessione dei crediti di cui all’articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2020, n. 77.

NOVITÀ IN MATERIA DI TERZO SETTORE

  1. I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate in materia di norme antielusive nei Trust

Con la risposta ad interpello 221/2023, l’Agenzia delle Entrate approfondisce il tema legato alla disciplina fiscale dei trust con particolare attenzione alle norme antielusive in caso di attribuzioni ai beneficiari.

Più nel dettaglio, Il caso riguarda l’inquadramento ai fini delle imposte sui redditi delle somme attribuite a una persona fisica, fiscalmente residente in Italia, da parte di una fondazione di famiglia del Liechtenstein.

Il quesito sorge in considerazione di quanto previsto dagli articoli 45, comma 4-quater e 44, comma 1, lettera g-sexies) del Tuir. Tali norme antielusive prevedono che, salvo prova contraria, le attribuzioni provenienti da un trust estero (o istituto avente analogo contenuto) sito in Paese a fiscalità privilegiata costituiscono reddito di capitale in capo al percettore.

L’agenzia, in primo luogo, rileva che la Fondazione di famiglia è una fattispecie assimilabile a un trust estero a fiscalità privilegiata e che, di conseguenza, l’attribuzione del fondo è da considerare quale reddito di capitale tassabile secondo la normativa italiana.

In secondo luogo, quanto alla qualificazione delle somme ricevute come reddito o come patrimonio, l’Agenzia delle entrate chiarisce che la distinzione non può essere effettuata su base presuntiva. Il contribuente dovrà dunque considerare le somme ricevute come reddito di capitale, dalle quali tuttavia potrà eliminare «per differenza» tutto ciò che costituisce apporto patrimoniale, come la dotazione iniziale della fondazione

  1. I chiarimenti della cassazione in materia di Aliquota Ires ridotta per i proventi da locazione dell’ente religioso

Con la sentenza 1164/2023, la Cassazione chiarisce i requisiti necessari per l’applicazione dell’agevolazione fiscale prevista ai fini delle imposte sui redditi dall’articolo 6, comma 1, del Dpr 601/73. Si tratta della misura che prevede un dimezzamento dell’aliquota d’imposta Ires – del 12% anziché del 24% – nei confronti, tra gli altri, di enti e istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza.

Oltre al profilo soggettivo, la spettanza dell’agevolazione è subordinata anche a requisiti oggettivi. Nel dettaglio, in merito ai redditi derivanti dalla locazione percepiti degli enti contemplati dalla norma, la cassazione chiarisce che i proventi devono essere effettivamente ed esclusivamente impiegati nelle attività istituzionali previsti dalla norma e, inoltre, si deve essere in presenza di un mero godimento del patrimonio immobiliare. In sostanza, gli immobili non debbono risultare inseriti nel contesto di un’organizzazione in forma imprenditoriale. Piuttosto è necessario che siano posseduti al mero scopo di trarne redditi di natura fondiaria attraverso i quali l’ente si sostiene e si procura i proventi per poter raggiungere i propri fini istituzionali.

La pronuncia si pone in linea con gli orientamenti di prassi. L’Agenzia delle Entrate con la circolare 15/E/2022, aveva infatti ammesso l’agevolazione per gli enti religiosi anche con riferimento ai proventi derivanti dai canoni di locazione a condizione che siano rispettate le condizioni su esposte e che dunque il godimento del patrimonio immobiliare avvenga in conformità alle finalità dell’ente. Altro aspetto attenzionato dalla Corte è, poi, quello di carattere temporale.

Tale agevolazione sarà però disapplicata per gli enti iscritti nel Registro unico del Terzo settore (Runts).

La legge di bilancio 2019 ha, infatti, disposto l’abrogazione dell’agevolazione, che è stata tuttavia ripristinata temporaneamente sino al momento in cui «con successivi provvedimenti legislativi» saranno individuate «misure di favore, compatibili con il diritto dell’Unione europea, nei confronti dei soggetti che svolgono con modalità non commerciali attività che realizzano finalità sociali nel rispetto dei principi di solidarietà e sussidiarietà» (articolo 1, comma 8-bis del Dl 135/2018 convertito con modificazioni dalla legge 12/2019).

  1. I chiarimenti dell’Agenzia delle entrate in merito all’imposta di bollo per gli enti del terzo settore

Con la risposta ad interpello 219/2023, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sull’imposta di bollo per gli enti del Terzo settore.

Nel dettaglio, il quesito proposto da una Società di mutuo soccorso riguarda l’applicabilità dell’esenzione dall’imposta di bollo prevista dall’ articolo 82, comma 5 del Codice del Terzo settore (Dlgs 117/17 o Cts) anche gli atti di arbitrato.

Sul punto l’Amministrazione finanziaria chiarisce la portata applicativa della disposizione in commento sia in termini soggettivi che oggettivi. Sul primo aspetto, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che tra i destinatari dell’art. 82 CTS vi rientrano tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Runts, ivi incluse anche le Società di mutuo soccorso, oltreché le coop sociali ed escluse le sole imprese sociali costituite in veste societaria.

Per quanto concerne, invece, l’ambito oggettivo della norma che include nell’esenzione da bollo tutti gli atti, documenti, istanze, contratti nonché

copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni, attestazioni e ogni altro documento cartaceo o informatico posti in essere o richiesti dagli Ets, l’Amministrazione finanziaria chiarisce che in tale definizione “ampia” di atti e documenti vi rientrano anche i provvedimenti arbitrali.

  1. Le novità per il terzo settore introdotte con la conversione in legge del decreto Milleproroghe

Con la conversione in legge del Decreto Milleproroghe sono state introdotte alcune novità di particolare interesse per gli enti del terzo settore.

In primo luogo, è stato prorogato al 31 dicembre 2023 il termine per poter beneficiare delle maggioranze semplificate dell’assemblea ordinaria per adeguare gli statuti alle disposizioni obbligatorie del D.lgs. n. 117/2017 (CTS) per Onlus, ODV ed APS.

Tale proroga, quindi, consente alle ONLUS di disporre di ulteriore tempo per modificare il proprio statuto rendendolo compliant alle disposizioni del CTS. Altresì potranno avvalersi di tale proroga anche le ODV e le APS trasmigrate a cui gli Uffici del RUNTS competenti che abbiano ricevuto una richiesta di modificare dello Statuto.

Viene prorogata al 31 luglio prossimo la possibilità per associazioni e fondazioni di convocare l’assemblea attraverso mezzi di telecomunicazione anche in assenza di una previsione statutaria.

Quanto poi al 5xmille, per le ONLUS si conferma il periodo di transitorietà rinviando l’efficacia della nuova disciplina in materia a partire dal terzo anno successivo a quello di operatività del RUNTS. Le ONLUS, quindi, potranno essere destinatarie del 5xmille, permanendo la competenza in capo all’Agenzia delle Entrate per tutto il 2023.

In tema di erogazioni pubbliche, il termine per l’irrogazione delle sanzioni in caso di mancata pubblicazione sul proprio sito web slitta al 1° gennaio 2024. Sul punto, è opportuno ricordare che per associazioni di protezione ambientale, di consumatori e utenti rappresentative a livello nazionale; associazioni e fondazioni, nonché ETS e Onlus l’adempimento scatta il 30 giugno di ogni anno.

Per quanto concerne il mondo dello Sport con la conversione in legge del Milleproroghe viene confermata la proroga dei termini di abolizione del vincolo sportivo e i correttivi di natura transitoria sui nuovi regimi fiscali per i lavoratori sportivi. Resta fermo, invece, il 31 dicembre 2023 per l’abolizione del vincolo per quei tesseramenti che costituiscono meri rinnovi. Viene inoltre prorogato il termine per Regioni e gestori di impianti di risalita per adeguarsi alla nuova normativa in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali rispettivamente al 31 ottobre 2023 e 2024.

NOVITÀ IN MATERIA DI CONTENZIOSO TRIBUTARIO

  1. Cass.civ, Sez. V, Ordinanza, 14/02/2023, n. 4631

In tema d’imposte sui redditi, l’art. 37 bis, quarto e quinto comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, prevede un rigoroso procedimento d’instaurazione del contraddittorio, caratterizzato da scansioni predeterminate, in cui, a pena di nullità, l’avviso di accertamento deve essere emanato previa richiesta di chiarimenti al contribuente e deve essere specificamente motivato in relazione alle giustificazioni fornite, sicché, concorrendo detta richiesta alla valutazione del fine elusivo dell’operazione, non possono considerarsi alla stessa equipollenti l’attività svolta dai verbalizzanti e le eventuali dichiarazioni del contribuente in sede di verifica.

  1. Cass.civ., Sez. V, Ordinanza, 15/02/2023, n. 4726

In materia di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, il termine dilatorio di cui all’art. 12, co. 7, L. n. 212 del 2000 decorre da tutte le possibili tipologie di verbali di accesso, indipendentemente dal loro contenuto e denominazione formale, purché le operazioni concluse costituiscano esercizio di attività ispettiva svolta dall’Amministrazione nei confronti del contribuente sottoposto a verifica e destinatario dell’accertamento, non applicandosi il medesimo termine con riferimento ad un p.v.c. redatto a conclusione dell’accesso presso una terza società che integri, rispetto al contribuente, un atto istruttorio “esterno” rispetto al procedimento accertativo che l’ha attinto direttamente.

  1. Cass.civ.,Sez. V, 15/02/2023, n. 4743

L’art. 62 del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, nel disporre che la tassa per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti è dovuta per l’occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni diverse dalle aree a verde, esistenti nelle zone del territorio comunale in cui il servizio è istituito o attivato o comunque reso in maniera continuativa nei modi previsti dagli articoli 58 e 59, pone una presunzione relativa di tassabilità solo allorquando sia provato o, comunque, incontestato che il detto servizio sia stato regolarmente istituito, con relativo onere della prova a carico del Comune. Ma ove il contribuente lamenti la mancata istituzione ed attivazione del servizio di smaltimento dei rifiuti nella zona in cui è insediata la sua azienda e non già la mancata istituzione del servizio di smaltimento in generale, sicché invoca di fatto una causa di esonero dall’obbligo di versare la tariffa e, come tale, un fatto impeditivo dell’altrui pretesa (sotto forma di disservizio), l’onere di dimostrare quanto dedotto grava su di esso, anziché sul Comune.

  1. Cass.civ.,Sez.V, Ordinanza, 16/02/2023, n. 4823

L’amministratore di fatto della società di persone è privo della legittimazione a ricevere a titolo personale la notificazione dell’avviso di accertamento tributario emesso nei confronti della società, perché l’atto impositivo deve essere recapitato mediante la consegna alla persona che rappresenta l’ente secondo la legge, ai sensi dell’art. 145, comma 1, c.p.c. Inoltre, l’amministratore di fatto della società di persone, di cui sia accertata la qualità, non può invocare la lesione del proprio diritto di difesa per non aver ricevuto a titolo personale, da parte dell’Ente impositore, la notificazione di un atto idoneo all’instaurazione del contraddittorio preventivo, in quanto deve ritenersi che egli fosse a conoscenza di ogni vicenda riguardante la società.

  1. Cass.civ, Sez. V, Ordinanza, 16/02/2023, n. 4997

Quando la cartella ex art. 36 bis del D.P.R. n. 600 del 1973, pur resa nell’ambito di procedura di controllo cartolare su dichiarazione del contribuente, si ponga come atto di irrogazione della sanzione, essa configura un atto impositivo, non diversamente da come sarebbe accaduto se fosse stato impugnato un avviso di accertamento, unicamente nel suo contenuto sanzionatorio, o un atto di contestazione e, pertanto, può costituire oggetto di definizione agevolata, ai sensi dell’art. 6, comma 3, del D.L. n. 119 del 2018.

NOVITÀ PER LE IMPRESE

INCENTIVI ALLE IMPRESE

  1. Credito d’imposta per investimenti in beni nuovi strumentali – Proroga del termine “lungo” al 30.11.2023 (conversione del DL 198/2022 c.d. “Decreto milleproroghe 2023”)

Nell’ambito della conversione del DL 198/2022 (c.d. “Milleproroghe”), sono stati nuovamente modificati i termini per effettuare gli investimenti in beni strumentali ai fini del credito d’imposta ex L. n. 178/2020.

In particolare, viene prorogato al 30 novembre 2023: – il termine “lungo” per effettuare gli investimenti in beni materiali 4.0

prenotati entro il 31 dicembre 2022. Per tali beni, il credito d’imposta spetta nella misura del 40%, 20% e 10%, rispettivamente per le quote di investimenti fino a 2,5 milioni di euro, tra 2,5 e 10 milioni e tra 10 e 20 milioni (art. 1 co. 1057 della L. n. 178/2020);

– il termine “lungo” per effettuare gli investimenti in beni “ordinari” prenotati entro il 31 dicembre 2022. Per tali beni, il credito d’imposta spetta nella misura del 6%, nel limite massimo dei costi agevolabili pari a 2 milioni di euro per i beni materiali e a 1 milione per quelli immateriali (art. 1 co. 1055 della L. n. 178/2020).

  1. Crediti d’imposta energia e gas – Istituzione dei codici tributo

(risoluzione Agenzia delle entrate n. 8/2023)

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 14 febbraio 2023 n. 8, ha istituito i codici tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, dei crediti d’imposta a favore delle imprese a parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti per l’acquisto di energia elettrica, gas e carburante relativi al primo trimestre 2023, introdotti dalla legge di bilancio 2023.

In particolare, sono stati istituiti i seguenti codici tributo: – “7010”, per il credito d’imposta a favore delle imprese energivore (art. 1 co.

2 della L. 197/2022); – “7011”, relativo al credito d’imposta a favore delle imprese non energivore

(art. 1 co. 3 della L. 197/2022); – “7012”, per il credito d’imposta a favore delle gasivore (art. 1 co. 4 della L.

197/2022); – “7013”, per il credito d’imposta a favore delle imprese non gasivore (art. 1

  1. 5 della L. 197/2022); – “7014”, relativo al credito d’imposta per l’acquisto di carburanti per

l’esercizio dell’attività agricola, della pesca e agromeccanica (art. 1 co. 45 e 46 della L. 197/2022).

  1. Crediti d’imposta energia e gas – Comunicazione all’Agenzia delle entrate (provv. Agenzia delle entrate n. 44905/2023)

L’Agenzia delle entrate, con il provv. 16 febbraio 2023 n. 44905, ha definito il contenuto e le modalità di presentazione della comunicazione dell’ammontare dei crediti d’imposta per l’acquisto di energia e gas e carburante maturati nel 2022, approvando l’apposito modello e le relative istruzioni.

Tale comunicazione va inviata: – entro il 16 marzo 2023; – dal beneficiario dei crediti d’imposta, direttamente oppure avvalendosi

di un intermediario abilitato; – utilizzando esclusivamente i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate

o il servizio web disponibile nell’area riservata del sito internet della medesima Agenzia.

Il mancato invio di una valida comunicazione determina l’impossibilità di utilizzare il credito in compensazione nel modello F24 dal 17 marzo 2023.

La comunicazione non deve essere inviata: – nel caso in cui il beneficiario abbia già interamente utilizzato il credito

maturato in compensazione tramite modello F24;

– nel caso in cui il beneficiario abbia già comunicato all’Agenzia delle Entrate

la cessione del credito, considerando che può essere ceduto solo per intero.

  1. Nuovo Patent Box (circolare Agenzia delle entrate n. 5/E/2023)

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 5/E del 24 febbraio 2023, fornisce chiarimenti in merito alle modalità operative per passare dal vecchio al nuovo regime Patent box.

Di seguito, i principali chiarimenti resi nella circolare.

La condizione dell’utilizzo diretto o indiretto nello svolgimento dell’attività di impresa

In merito alla condizione richiesta dalla norma, secondo cui i beni agevolabili devono essere “utilizzati direttamente o indirettamente nello svolgimento della propria attività d’impresa”, si chiarisce che non va considerato “utilizzato” un bene per il quale è stato ottenuto un titolo di privativa industriale, ma che non viene impiegato nei processi aziendali (ad esempio per ragioni collegate alla mera tutela di quote di mercato).

Coordinamento tra Nuovo Patent box e credito d’imposta Ricerca e sviluppo

La disciplina del credito d’imposta ricerca e sviluppo (art. 1, comma 2023 legge n. 160/2019) prevede che, per le attività di ricerca e sviluppo previste dal comma 200, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 20% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili.

L’Agenzia delle entrate chiarisce che il Patent box deve essere qualificato come sovvenzione che insiste sulle stesse spese di ricerca e sviluppo ammissibili alla disciplina del relativo credito d’imposta.

Pertanto, la base di calcolo del credito d’imposta deve essere decurtata dell’imposta sui redditi e dell’IRAP riferibili alla variazione in diminuzione derivante dalla maggiorazione del 110% del costo ammesso al nuovo regime Patent box.

Ne consegue che, relativamente ai periodi d’imposta interessati dall’agevolazione, occorre restituire il credito d’imposta, eventualmente già fruito. Comunque, non sono dovute sanzioni ed interessi in quanto, il contribuente, al momento della fruizione del credito d’imposta, ha legittimamente applicato le norme in vigore.

Entrata in vigore Il nuovo Patent box può essere applicato a partire dal 22 ottobre 2021, data

di entrata in vigore del D.L. n.146/2021. Per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il

nuovo regime Patent box si applica a partire dal periodo d’imposta 2021. Per i contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare

(c.d. periodo d’imposta a cavallo) il nuovo regime si applica a partire dal periodo d’imposta in corso al 22 ottobre 2021.

Inoltre, a partire dal periodo d’imposta in corso al 22 ottobre 2021, non sono più esercitabili le opzioni relative al precedente regime.

Regime transitorio Si precede un regime transitorio per il passaggio dalle vecchie alle nuove

disposizioni. In particolare, i soggetti che abbiano esercitato o che esercitino opzione per

il “vecchio” patent box, afferenti ai periodi d’imposta antecedenti a quello in corso al 22 ottobre 2021, possono scegliere, in alternativa al regime opzionato, di aderire al nuovo regime agevolativo, previo invio di apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

La possibilità di transitare nel nuovo regime è riconosciuta nel caso in cui non sia stato ancora sottoscritto con l’Agenzia un accordo a conclusione della procedura pendente.

L’Agenzia delle entrate chiarisce che i contribuenti che vogliono passare al nuovo regime devono comunicare la rinuncia alla procedura di accordo preventivo tramite Pec o con raccomandata con ricevuta di ritorno all’Ufficio presso il quale la procedura è pendente.

Tale rinuncia va inviata anche se il contribuente ha presentato istanza di rinnovo di un accordo preventivo già sottoscritto.

– È anche possibile permanere nel precedente regime di Patent box, a condizione che sia stata validamente esercitata un’opzione relativa ai periodi d’imposta antecedenti al 2021. In questo caso, chi intende stipulare un accordo preventivo con l’Amministrazione finanziaria può concludere una procedura già avviata sotto il precedente regime.

BILANCIO DI ESERCIZIO

  1. Valutazione dei titoli iscritti nell’attivo circolante (Documento interpretativo OIC 11 del 14.2.2023)

In data 14 febbraio 2023, la Fondazione OIC ha rilasciato la versione definitiva del documento interpretativo OIC 11, che analizza il regime derogatorio di cui all’art. 45 commi dal 3-octies al 3-decies del D.L. n. 73/2022 conv. L. 122/2022 (c.d. D.L. “Semplificazioni fiscali”).

Il regime derogatorio menzionato consente ai soggetti OIC di valutare i titoli iscritti nell’attivo circolante in base al valore di iscrizione risultante dall’ultimo bilancio annuale regolarmente approvato, evitando la svalutazione in base al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, fatta salva l’ipotesi in cui la perdita abbia carattere durevole.

La versione definitiva del documento interpretativo: – dà conto delle novità introdotte dall’art. 14-quater del D.L. n. 176/2022

conv. L. 6/2023 (c.d. D.L. “Aiuti-quater”) in materia di obblighi di destinazione a riserva indisponibile di utili di ammontare corrispondente alla mancata svalutazione dei titoli da parte delle imprese di assicurazione;

– recepisce la decorrenza del regime derogatorio, che trova applicazione con riferimento all’esercizio in corso al 22 giugno 2022 (data di entrata in vigore del D.L.);

– precisa che la deroga si applica sia ai titoli iscritti nell’ultimo bilancio annuale regolarmente approvato, sia ai titoli acquistati nell’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del D.L.;

– fornisce alcuni esempi numerici relativi ai casi in cui gli elementi che portano a considerare durevole la perdita intervengano dopo la chiusura dell’esercizio, come accade in ipotesi di vendita dei titoli.

  1. Estensione ai bilanci 2023 della sospensione degli ammortamenti (conversione del DL 198/2022 c.d. “Decreto milleproroghe 2023”)

L’art. 3 comma 8 del DL 198/2022 (c.d. “Milleproroghe”) estende la disciplina della sospensione degli ammortamenti, di cui all’art. 60 co. 7-bis ss. del DL 104/2020 (conv. L. 126/2020), per i soggetti che non adottano i principi contabili internazionali, agli esercizi in corso al 31 dicembre 2023.

In ordine alle modalità di applicazione della norma, si ricorda che la deroga può essere applicata ai singoli elementi delle immobilizzazioni materiali o immateriali, a gruppi di immobilizzazioni materiali o immateriali oppure all’intera voce di bilancio.

La società può scegliere la misura dell’ammortamento da imputare a Conto economico, attestandosi anche ad un livello inferiore al 100% (c.d. “sospensione parziale”).

Inoltre, per determinare le quote di ammortamento negli esercizi successivi alla sospensione, occorre rideterminare la vita utile del bene e suddividere il valore netto contabile per la vita utile residua rideterminata.

  1. Sterilizzazione delle perdite emerse nell’esercizio 2022 (conversione del DL 198/2022 c.d. “Decreto milleproroghe 2023”)

Per effetto delle modifiche apportate dall’art. 3 co. 9 del DL 29.12.2022 n. 198 (c.d. “Milleproroghe”), l’art. 6 del DL 8.4.2020 n. 23 (c.d. “Liquidità”), conv. L. 5.6.2020 n. 40, stabilisce che, per le perdite emerse nell’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2022:

– non si applicano gli artt. 2446 co. 2 e 3, 2447, 2482-bis co. 4, 5 e 6 e 2482- ter c.c.;

– non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli artt. 2484 co. 1 n. 4 e 2545-duodecies c.c. Le perdite in oggetto devono essere distintamente indicate nella Nota integrativa con specificazione, in appositi prospetti, della loro origine nonché delle movimentazioni intervenute nell’esercizio.

  1. Assemblee a distanza – Riapertura dei termini fino al 31.7.2023 (conversione del DL 198/2022 c.d. “Decreto milleproroghe 2023”)

Per effetto della conversione del Decreto Milleproroghe 2023 (D.L. n. 198/2022), è stato riaperto dei termini di utilizzo della disciplina emergenziale in tema di assemblee di società, associazioni e fondazioni (scaduti lo scorso 31 luglio) (art. 3 co. 10-undecies, D.L. n. 198/2022).

Pertanto, le assemblee di società, associazioni e fondazioni potranno svolgersi a distanza fino al 31 luglio 2023 e, in particolare, si potrà:

– esprimere il voto in via elettronica o per corrispondenza nonché intervenire in riunione mediante mezzi di telecomunicazione, senza la necessità che il presidente, il segretario o il notaio si trovino nel medesimo luogo; tale possibilità è consentita a condizione che sia esplicitata nell’avviso di convocazione delle assemblee ordinarie e straordinarie;

– assumere le deliberazioni, da parte dei soci delle s.r.l., mediante consultazione scritta o esprimendo il consenso per iscritto;

– designare, anche ove lo statuto disponga diversamente e in via esclusiva, per le assemblee ordinarie o straordinarie delle società con azioni quotate (per quelle i cui titoli sono immessi in un sistema multilaterale di negoziazione e per quelle con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante) il rappresentante previsto dall’ art. 135-undecies del TUF;

– designare, per le banche popolari e le banche di credito cooperativo, le società cooperative e le mutue assicuratrici, per le assemblee ordinarie e straordinarie il rappresentante previsto dall’art. 135-undecies, c. 1, del D.Lgs. n. 58/98.

REDDITI DI IMPRESA

  1. Russia nella black list UE

La Russia viene inclusa nella c.d. “black list” UE dei Paesi non collaborativi e, pertanto, i costi provenienti da fornitori ivi domiciliati si considerano limitatamente deducibili, secondo quanto disposto dalla Legge di bilancio 2023.

Infatti, l’art. 110, commi 9-bis e ss., del TUIR, come modificato dalla Legge di bilancio 2023, stabilisce che i costi e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni con fornitori domiciliati in Paesi o territori inclusi nella lista delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali sono deducibili limitatamente al loro valore normale, ai sensi dell’art. 9 TUIR.

A partire dal 14 febbraio 2023, vengono incluse nella lista dei Paesi non collaborativi ai fini fiscali anche Costa Rica, Isole Vergini Britanniche e Isole Marshall.

NOVITÀ IN MATERIA IVA

  1. Risoluzione del 3 febbraio 2023, n. 3: Regime fiscale IVA applicabile alla fattispecie contrattuale comunemente nota come sale and lease back – articolo 2 d.P.R. n. 633 del 1972

I principi espressi dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, (cfr. ex multis, Cass. Civ. Sez. V: ordinanze nn. 20327 e 20328 del 23 giugno 2022, ordinanza n. 40930 del 21dicembre 2021, ordinanza n. 37727 del 1° dicembre 2021) secondo cui le operazioni effettuate in virtù di un contratto c.d. di “sale and lease back” assumano, agli effetti IVA, la natura di servizi esenti senza diritto alla detrazione, non possano essere applicati, in via generalizzata ed indiscriminata, a ciascuna fattispecie che derivi dal predetto contratto.

Ferma la necessità di effettuare un’analisi sul caso concreto, secondo l’Agenzia delle Entrate, la presenza di clausole che condizionano o limitano significativamente il potere dell’impresa di leasing di disporre giuridicamente del bene come proprietario (ad es. clausole che espressamente limitano le prerogative del proprietario, precludendo la possibilità di vendere il bene o concederlo in garanzia a terzi), così come la previsione di facoltà, concesse all’utilizzatore del bene, particolarmente stringenti, tali da far ritenere che sia quest’ultimo a conservare il diritto di disporre del bene “come se ne fosse il proprietario” (ad es. clausole che limitano la responsabilità dell’effettivo proprietario, facendo sì che sull’utilizzatore gravino effettivamente la maggior parte dei rischi e dei benefici relativi alla proprietà del bene) depongono a favore dell’inquadramento dell’attività quale servizio complesso con causa finanziaria, come tale esente da IVA senza diritto alla detrazione.

Diversamente, in mancanza di dette prerogative/diritti in capo all’utilizzatore del bene potrebbe configurarsi una effettiva cessione di bene, come tale assoggettabile ad IVA secondo le regole ordinarie.

È inconferente il richiamo effettuato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione alla questione affrontata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza 27 marzo 2019, causa C-201/18 in quanto, tale caso, non attiene direttamente alla disciplina applicabile, ai fini IVA, alle operazioni intercorrenti nell’ambito di un’operazione c.d. di “sale and lease back” tra l’utilizzatore e l’impresa di leasing bensì alla sussistenza in capo all’utilizzatore dell’obbligo di operare una rettifica della detrazione originariamente esercitata all’atto dell’acquisto di un bene dallo stesso utilizzato per l’effettuazione di operazioni imponibili.

  1. Risposta ad interpello del 7 febbraio 2023, n. 206: Contratto di sale and lease back – cessione di un bene a una società di leasing con retrocessione in locazione finanziaria al cedente-utilizzatore e facoltà di riscatto a un prezzo concordato – trattamento ai fini dell’IVA

L’analisi sul trattamento fiscale agli effetti dell’IVA di un’operazione di cessione di bene con retrocessione finanziaria (c.d. sales and lease back) non può essere effettuata in via aprioristica e indiscriminata, in quanto necessita di una valutazione sul singolo caso di specie alla luce delle specifiche previsioni contrattuali poste in essere dalle parti nell’esercizio della propria autonomia contrattuale.

Tale attività spetta al contribuente che può, a tal fine, far ricorso ai criteri individuati nella risoluzione n. 3/E del 2023 espressi dall’Agenzia delle Entrate.

  1. Risposta ad interpello del 7 febbraio 2023, n. 203: Errata applicazione dell’inversione contabile ex articolo 6, comma 9– bis3, del dlgs18 dicembre 1997, n. 471 – recupero dell’IVA non detratta

Considerando quanto disposto dall’articolo 6, comma 9-bis3, del Dlgs 471/97, il cessionario/committente che applica erroneamente il reverse charge per operazioni esenti (o non imponibili o comunque non soggette ad imposta), deve espungere sia il debito sia la detrazione.

A tal fine, secondo l’Agenzia delle Entrate, la natura procedurale (più che sanzionatoria) della norma consente al contribuente di effettuare delle mere annotazioni contabili in senso contrario a quelle erroneamente eseguite che intende neutralizzare.

  1. Risposta ad interpello del 8 febbraio 2023, n. 209: Liquidazione dell’Iva di Gruppo – ambito soggettivo – società non residenti identificate direttamente in Italia – articolo 73, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972

Le imprese residenti in un altro Stato UE, identificate in Italia, possono adottare la procedura di liquidazione dell’IVA di gruppo anche laddove non vi partecipi alcuna società stabilita nel territorio dello Stato se sono rispettati i requisiti previsti dalla normativa interna e siano entrambe le società con forma giuridica equivalente a quella delle società di capitali di diritto italiano, tra le quali sussiste il rapporto di controllo previsto dall’articolo 2 del D.M. 13 dicembre 1979 da una data antecedente al 1º luglio 2022.

  1. Risposta ad interpello del 13 febbraio 2023, n. 211: IVA – Rimborso – Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà – Articolo 38–bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633

In tema di rimborso IVA, l’attestazione sulla solidità patrimoniale riguarda il soggetto estero in quanto tale e non chi, eventualmente, agisce per suo conto in Italia, sia esso un rappresentante fiscale o una sua stabile organizzazione.

A tal fine, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, che attesta la consistenza patrimoniale della società, può essere fatta dal proprio rappresentante fiscale solo se il titolare del credito sia residente nell’Unione europea, oppure, nel caso in cui risieda in un Paese terzo, quando lo prevede una convenzione bilaterale fra l’Italia e lo Stato di provenienza del dichiarante.

  1. Risposta ad interpello del 13 febbraio 2023, n. 212: Possibilità di conteggiare l’IVA indetraibile sia ai fini della determinazione dell’Eco Bonus e del Bonus Facciate sia del relativo credito d’imposta da cedere a terzi ai sensi dell’art. 121, lett b), del d.l. del 2020 (cd. Decreto Rilancio)

Una società che ha effettuato lavori rientranti nei bonus “Eco” e “Facciate”, alla quale il fornitore ha emesso fatture applicando il regime del reverse charge, può cedere a terzi il proprio credito d’imposta conteggiando anche l’IVA che non ha potuto detrarre.

  1. Risoluzione del 14 febbraio 2023, n. 7: Definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA – Articolo 1, commi da 153 a 159, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio 2023)

La definizione agevolata degli avvisi bonari è applicabile anche alle somme dovute a seguito dei controlli automatizzati dei dati delle liquidazioni periodiche IVA.

  1. Risposta ad interpello del 16 febbraio 2023, n. 217: Rinuncia alla richiesta di rimborso ai fini dell’esonero dalla presentazione della garanzia – Articolo 38–bis del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

L’Agenzia delle Entrate ha acconsentito alla richiesta di un soggetto non residente di rinunciare al rimborso del credito IVA trimestrale, già in fase di accreditamento dal relativo ufficio amministrativo competente, per fare confluire tale eccedenza detraibile nella dichiarazione IVA alla quale apporre il visto di conformità, in modo da beneficiare dell’esonero dalla presentazione della garanzia patrimoniale.

Secondo l’Agenzia, tale importo potrà essere indicato nella dichiarazione IVA (modello IVA 2023) al rigo VL26 “Credito richiesto a rimborso in anni precedenti computabile in detrazione a seguito di diniego dell’ufficio” dove, appunto, va indicato «il credito chiesto a rimborso in anni precedenti per il quale l’Ufficio competente abbia formalmente negato il diritto al rimborso ma abbia autorizzato il contribuente ad utilizzare il credito stesso per l’anno 2022 in sede di liquidazione periodica o di dichiarazione annuale […]».

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Nel restare a Vs. disposizione per eventuali approfondimenti e/o chiarimenti, porgiamo

Cordiali saluti,

ENBIC – Studio e-IUS Tax & Legal

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